Il giardino fragile

Tino Aime

Un omaggio al celebre artista recentemente scomparso, con una selezione di incisioni delle sue “composizioni silenti”, amate rappresentazioni floreali che hanno sempre ispirato l’opera calcografica e non solo, dagli anni ’70 fino agli ultimi lavori raccolti nelle cartella “Fiori esausti” e “Infinito presente”.

Accanto a questi fiori, rappresentati all’essenziale, si ritrova la magia di Morandi nell’impalpabile presenza di oggetti comuni, quelli che Tino raccoglieva in giro e depositava sulla finestra dello studio, nella certa fiducia che un giorno lo avrebbero ispirato per una nuova opera.
Il giardino fragile di Tino Aime è fatto più di amori, di passioni e compassioni che di biodiversità. Ci sono specie che ritornano, alchechengi, rose, lunarie, bacche di rosa canina, altre più timide e discrete, anche comuni, cui non è richiesto essere protagoniste di bellezza. Tutte necessarie, come ogni frammento di natura. Tutte simboli della vita e del suo incanto. Le nature silenti ne hanno accompagnato l’intera esistenza artistica fino alla delicatezza debole di quei fiori stremati, quasi una sorta di testamento spirituale, eredità sofferta di cui continuare a godere. Come dell’intera sua arte. È un Tino Aime, se possibile, ancora più riservato, intimo, quello che emerge da questi segni forti e fragili insieme, espressioni sublimi della sua assoluta padronanza tecnica e compositiva. Vastità di un silenzio prezioso che distilla poesia. Graffi poetici che, con eguale leggerezza, hanno saputo farsi sculture, da ammirare senza sfiorare per il timore di spezzarne l’incantesimo. Giochi di prestigio per composizioni da cui nascono giostre di forme e di colori appena accennati. Resta la poesia che in Tino è candela accesa sulla delicata fragilità del mondo.
Rose canine e ortensie, quelle più ricorrenti nel suo erbario che in molte composizioni hanno rafforzato l’appartenenza alla montagna, anche quando cercava rappresentazioni diverse dalle sue amate borgate alpine, dai suoi tetti e paesaggi innevati. Questa mostra è occasione di incontro con la parte forse meno consueta e conosciuta di un artista che osserva le cose della natura cogliendone il significato più estremo, lasciandosi coinvolgere in una scoperta rivelatrice dell’intimo legame con la generatrice di ogni cosa. Ogni soggetto di queste nature silenziose è testimone del miracolo della vita e porta dentro di sé il sole, l’acqua, i nutrimenti della terra, il vento della sua valle. Tutti germogli della sua ispirazione.

Valter Giuliano


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