Davide Rivalta

Verso Scultura Diffusa: dalla fonderia all’esibizione

L’approdo è la mostra, la navigazione è il processo creativo. 
L’arte ha bisogno tanto della meta quanto del percorso per trovare significato e rivelarsi al pubblico.

Abbiamo già in passato testimoniato l’intimità nascosta degli artisti e torniamo di nuovo, in occasione di Scultura Diffusa 2021, a farci strumento di conoscenza e documentazione.
Protagonista di questa avventura creativa è l’artista bolognese Davide Rivalta e il suo palcoscenico è la fonderia. Lo abbiamo seguito nel dietro le quinte dove le tecniche di modellazione e di fusione rivelano nuove potenzialità e allargano il campo d’esplorazione. 

Davide Rivalta è un artista eclettico, si serve del linguaggio della pittura, del disegno e soprattutto della scultura in bronzo, alluminio e talvolta in resina. Proprio attraverso la scultura riproduce maestosamente il mondo animale con orsi, lupi, babbuini, gorilla, leoni, rinoceronti, bufale e aquile. 
“Prima c’è l’incontro tra me e gli animali, loro sono rinchiusi, lontano dal loro ambiente naturale, dopo ci sono le fotografie da cui partire per i ritratti fatti in creta, lancio la terra fluida sopra un’armatura metallica, la creta si rapprende, rimane nella forma l’energia del lancio”
La scultura è atto fisico e corporeo prima ancora che fare artistico, e la fatica è parte integrante del processo creativo, o creazionale.

Davide Rivalta sovverte la tradizionale riproduzione figurativa del mondo animale, usando un tema antico quanto il mondo ma con codici visivi contemporanei. Il bestiario è interpretato grazie a una rappresentazione al contempo figurativa e concettuale, a tratti informale. Le opere sono caratterizzate dal realismo delle figure con argomenti classici e imitativi, ma l’interpretazione che porta all’opera finale è attuale e per certi versi aliena. Un realismo che viene disatteso dall’alterità dei corpi, dalle forme evocative e poetiche, poiché nel processo scultoreo viene abbandonata la figuratività stretta per abbracciare l’astratto, esasperando quella scabrezza che da sempre caratterizza la sua modellazione.

Ogni tratto di superficie scultorea diventa opera e rivela, ad uno sguardo più attento, un’analisi profonda dei corpi e delle loro energie vitali. C’è qualcosa di primitivo e di elegante che sembra rispecchiare la natura al contempo selvaggia e addomesticata dell’animale ed è proprio qui che l’umanità e la bestialità si incontrano. 

Immobili e vive presenze, le opere, dall’apparenza massiccia, sono allo stesso tempo apparizioni oniriche e leggere, sfiorando la dimensione metafisica, dell’esotico. Le sculture non sono solo il veicolo del fare artistico, ma moniti di vita.