11 settembre – 18 ottobre 2026
Inaugurazione venerdì 11 settembre h.18
La fotografia può nascere da un luogo, ma non necessariamente si esaurisce in esso. In Biforcazioni, Anna Maria Colace considera il paesaggio non come un soggetto fisso da registrare, ma come uno spazio in cui la percezione viene continuamente messa in discussione.
Il mare, l’architettura, le folle e i frammenti di paesaggio appaiono più come punti di partenza che come punti di destinazione: situazioni attraverso le quali l’artista indaga il modo in cui un’immagine prende forma, viene ricordata e si trasforma.
Ne emerge una pratica fotografica interessata meno alla rappresentazione che all’esperienza dello sguardo. Le fotografie abitano lo spazio intermedio tra ciò che viene incontrato e ciò che viene trattenuto, tra l’immediatezza della percezione e dei processi più lenti attraverso i quali la memoria e il pensiero danno forma all’esperienza.
In questo senso, Biforcazioni si sviluppa attraverso una temporalità che si estende ben oltre il momento dello scatto. La fotografia è il risultato visibile di un processo che ha già preso avvio attraverso il movimento, gli incontri, l’osservazione, il ricordo e la riflessione. Anziché fissare un istante, Colace permette a queste diverse temporalità di convivere all’interno dell’immagine. L’atto fotografico diventa così un modo per muoversi tra molteplici possibilità dello sguardo: seguire una direzione, mantenendo al contempo la consapevolezza di tutte le vie lasciate inespresse.

Soglia, 2015 – cm 32,9 x 48,3, Stampa Fine Art
Testo introduttivo alla mostra
di Grazia Nuzzi
Anna Maria Colace realizza immagini che rimangono sospese in uno stato di latenza, disponibili a entrare in nuove costellazioni visive capaci di modificarne radicalmente il significato. Il tempo non opera come semplice distanza cronologica, bensì come principio generativo attraverso cui le fotografie continuano a produrre relazioni.
Il titolo della mostra introduce il concetto di biforcazione come figura interpretativa dell’intero processo. Non si tratta di un riferimento illustrativo alla teoria dei sistemi complessi, ma della formalizzazione di una dinamica già inscritta nella pratica fotografica dell’artista. Ogni immagine attraversa infatti soglie di trasformazione nelle quali un equilibrio percettivo viene progressivamente destabilizzato per lasciare emergere una configurazione inedita. L’opera prende forma precisamente in questo spazio di instabilità, là dove il visibile smette di essere descrizione e diviene campo di possibilità.
Le sovrapposizioni, cifra riconoscibile della ricerca poetico/creativa della Colace, non rispondono a un procedimento compositivo né a una strategia di manipolazione dell’immagine. Esse costituiscono l’esito visibile di un processo relazionale più profondo. L’accostamento fra fotografie appartenenti a tempi, luoghi e contesti differenti non produce una semplice somma di informazioni, ma genera un nuovo livello di organizzazione percettiva.
Biforcazioni propone così una riflessione sulla fotografia come sistema vivente, nel quale il reale non viene restituito secondo una logica di rappresentazione, ma come processo di organizzazione continua. L’immagine diviene il luogo in cui le relazioni acquistano forma visibile e nel quale ogni equilibrio rimane, per sua natura, provvisorio.

